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Scheda.

Il linguaggio filosofico. Fra Mythos e Lgos

Con il Poema di Parmenide - di cui proponiamo la lettura di tutti
i versi che ci sono pervenuti - siamo di fronte per la prima volta
a un frammento quantitativamente consistente di un'opera
filosofica, e, pertanto, possiamo considerarlo un esempio del
linguaggio usato dai primi filosofi. Il linguaggio di Parmenide -
autore di un poema -  ancora poetico, legato alla tradizione
della cultura arcaica (Omero, Esiodo); in esso  fortemente
presente la metafora, l'allegoria, il ricorso al mito (la
narrazione  popolata di divinit). Il linguaggio di Parmenide, in
quanto poesia, ha un suo ritmo, che evoca la musica e la danza. Ma
- al suo interno - compare prepotentemente il Lgos, il
ragionamento astratto, una forza sconosciuta ai tempi di Omero e
di Esiodo: accanto alle cavalle che portano il carro fino alla
porta custodita dalla Giustizia, a partire dal frammento 4,
compare l'uso sostantivato del verbo essere (t en, t enai).
Mythos e Lgos convivono negli stessi versi. Nella filosofia delle
origini trovano ancora espressione unitaria l'aspetto razionale
(logico, epistemico) e quello intuitivo del pensiero umano. Questa
unit andr perduta nel corso dei secoli, durante i quali la
filosofia si  presentata sempre pi come ragionamento
esclusivamente razionale-logico-scientifico, eliminando tutti gli
aspetti intuitivi della conoscenza (anche se non mancano esempi di
poeti-filosofi come Lucrezio, Orazio, Leopardi e lo stesso Dante).
La poesia di Parmenide - come quella di Omero e di Esiodo, ma
anche come quella dei poeti che abbiamo ricordato - non ha lo
scopo esclusivo di comunicare sensazioni, intuizioni e
sentimenti (funzione che, per un luogo comune, si attribuisce
alla poesia) ma anche quello di trasmettere conoscenze non
comunicabili in una forma rigorosamente razionale. Vedremo che
anche Platone far ricorso al discorso mitico-poetico per colmare
i vuoti lasciati dalla ragione, per esprimere una intuizione della
Verit altrimenti inesprimibile.
Chi si accinge a incontrare il linguaggio filosofico partendo da
questo testo potr avere l'impressione di un linguaggio di
difficilissima comprensione, che nessuna nostra premessa, analisi
o commento pu eliminare, come non l'hanno eliminata le migliaia
di pagine che sono state scritte su questi pochi versi di
Parmenide. Il lettore deve, per, innanzitutto tenere presente che
si tratta comunque di un testo frammentario, in cui mancano
passaggi sicuramente essenziali per legare un brano a un altro; si
pensi che la critica non  d'accordo nemmeno sulla sequenza dei
frammenti (da parte di qualcuno, ad esempio, si sostiene che il
frammento 4 dovrebbe essere collocato dopo il frammento 9). Il
testo di Parmenide - incontrato all'inizio del nostro studio della
filosofia - potr (dovr) essere riletto molte altre volte, a mano
a mano che vedremo la filosofia confrontarsi con i problemi in
esso sollevati, svilupparli e interpretarli. La rilettura ci
consentir di penetrare sempre di pi queste parole e di
approfondire la nostra conoscenza. E questo  il metodo suggerito
dallo stesso Parmenide: fin dai primi versi del Poema egli parla
infatti di via (ods) della conoscenza: la crescita della
conoscenza umana  il risultato di un cammino, di un percorso. Non
si tratta di un percorso rettilineo, in cui non incontreremo pi
ci che ci siamo lasciati alle spalle, ma piuttosto di un
procedere complesso durante il quale possiamo passare pi volte
per lo stesso punto, rivedere il gi visto: e ogni volta coglierlo
in maniera diversa e pi intensa, perch - come sosteneva Senofane
(vedi lettura 11), che di Parmenide sembra essere stato maestro -
Non  che da principio gli di abbiano rivelato tutte le cose ai
mortali, ma con il tempo essi cercando ritrovano il meglio.
Il Poema di Parmenide  strutturato in tre parti: un Proemio, che,
usando un linguaggio che fa ricorso al mito, anticipa il contenuto
dell'intera opera; la Prima parte dedicata all' Essere e alla
Verit; la Seconda parte dedicata alle Opinioni dei mortali. Il
Proemio ci  pervenuto integralmente; della Prima parte ci sono
giunti circa i nove decimi; della Seconda parte solo un decimo

